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Campionato Europeo Pointer "Grande Cerca" 2009

Camp Europeo Maschi

CLASTIDIUM VERON

cond. Rudy Lombardi

prop. Lorenzo Festa

Vice Camp Maschi

ALEC DE LA SOUVIGNERE

cond. Bourgeois

prop. Martragny Gilles

Camp Europeo Femmine

EMILIA DI MONTALE RANGONE

cond. Stefano Girandola

prop. Daniela e Stefania Staubli

 

 

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Commento

 

Un bilancio positivo
di Pino Dellatorre
 
Clastidium Veron Campione Europeo 2009 maschi, Emilia di Montale Rangone Campione delle femmine.
Un’altra edizione, dura come sempre su terreni della Francia dove questo campionato è nato. Un campionato che ha visto imporsi i pointer di allevamento italiano ma anche una rassegna di soggetti importanti presentati un po’ da tutti i sette Paesi che vi hanno partecipato.
 
E’ condivisibile la gioia di Filippo Rautiis, sempre al seguito del nostro Campionato Europeo Pointer, trascinato alla passione per la nostra razza, oltre che per storia familiare, dal suo mentore Oscar Monaco, lui pure immancabile al Campionato e quest’anno selezionatore della rappresentativa italiana. Ed è altrettanto ammirevole la passione e la competenza di Oscar Monaco quando prende le redini per condurre la selezione riuscendo, arricchendola di un pizzico di buona sorte, a portarla tanto spesso al successo.
Ha vinto Clastidium Veron che è un pointer italiano, ha vinto Emilia di Montale Rangone che è un pointer italiano, nato in Serbia e di proprietà svizzera.
Il campionato Europeo ha peraltro un significato sopranazionale, le pointer sans drapeau è il suo principio, ed è di questo soprattutto che vorrei parlare provando a tirare le somme di quello che ha espresso nell’ultima edizione, resa possibile ancora una volta grazie alla organizzazione del Pointer Club Francese.
E’ stato per me una grande soddisfazione aver avuto l’incarico di presiederne la giuria, soddisfazione e responsabilità che ho condiviso con i colleghi Ives Tastet, Peter Bahlke, Juan Rodriguez e Dusko Sormaz, che ancora ringrazio per la collaborazione e la eccellente condivisione dello spirito che ha animato il nostro compito.
Proprio per rinsaldare quello spirito ed il clima che ha sempre caratterizzato gli incontri internazionali del nostro Club quest’anno si è ritornati a Corbeille dopo l’edizione dello scorso realizzata a Vitry le Francois, riprendendo una tradizione di oltre quindici anni. Un clima familiare, caloroso, sportivo, aperto, che in tutti questi anni -la prima edizione è del 1983- ha consentito un progressivo lievitare dei valori espressi dai pointer dei diversi Paesi grazie all’interscambio delle linee di allevamento e selezione.
Al nostro Campionato la vittoria di un pointer è una vittoria per tutti.
Oltre ai concorrenti di Spagna, Francia, Germania, Grecia, Svizzera e naturalmente Italia, quest’anno abbiamo avuto la presenza di un pointer Belga, ed era qualche anno che mancava la rappresentativa di questo Paese, della Repubblica Ceka per la prima volta nel consesso del pointer Club Internazionale e soprattutto della Serbia, verso la quale sono rivolte tante aspettative riguardo al futuro della grande cerca.
Questo significa innanzi tutto un interesse diffuso anche a livello geografico e una volontà di aggregazione pur nel legittimo desiderio di ciascun concorrente di volersi confrontare e imporre
Quaranta i soggetti iscritti al concorso, comprese le riserve.
Una base morfologica accettabile verificata nel controllo effettuato la prima mattina sul piazzale della salle des fetes.
Il clima festoso ne ha reso forse un po’ affrettata l’esecuzione ed è un peccato perchè può ingenerare la convinzione che si tratti di una mera formalità. Così non deve essere: anche in questa disciplina dove, con ogni evidenza, sono le grandi doti del trialer, potenziale riproduttore, che interessano ma non può essere trascurata la componente morfologica, a partire da elementi come la taglia e la distinzione dei caratteri irrinunciabili per una coerente selezione di razza.
Nessun valore di eccellenza riscontrato tra i soggetti valutati dai giudici Evelin Dumand, JC Darrigade e Oscar Monaco, ma neppure nessun pointer fuori dalla tipicità.
Le origini genetiche dei soggetti in concorso esprimono sostanzialmente il fattore di interscambio a cui accennavo. E soprattutto, e forse così sarà ancora per qualche anno, il “fattore Ribot della Noce”, riproduttore destinato a marcare un’epoca. Cinque ancora i suo discendenti diretti, sette addirittura i figli di Titan, che è un suo figlio. E’ un dato di fatto.
Così come è probabile, ed auspicabile, che questo filone diffonderà i suoi valori contribuendo all’insorgere di nuove linfe ricche di maggiore variabilità.
Assieme a questa, che non si può più chiamare linea ma una vera e propria autostrada, origini differenziate di allevamento tedesco, greco e spagnolo, quasi tutte sviluppatesi da filone italiano.
Livello complessivo dei cani eccellente rispetto alla nota del concorso con alcuni soggetti di altissimo pregio o potenziale.
La prova svoltasi su terreni con scarsissima vegetazione ha avuto, nei due giorni, facce diverse per effetto delle condizioni climatiche: vento gelido e a raffiche il primo, più costante e con temperatura in rialzo il secondo. In entrambi abbiamo visto una buona presenza di starne.
La prova di giovedì 26 marzo che è terminata senza un classificato, con starne impossibili che saltavano cento metri avanti ai cani o posizionate in punti inaccessibili, ha tuttavia evidenziato, rispetto al potenziale, le cose migliori.
Come dicevo, un ottimo livello di nota espresso da un notevole numero di pointer. La minore presenza di starne sul terreno ci ha permesso di apprezzare turni pieni e prolungati con buoni lavori di coppia, tutto purtroppo vanificato dalle proibitive condizioni in cui il lavoro veniva svolto. Venerdì 27 marzo le cose sono andate migliorando, gli incontri sono stati superiori, le starne più abbordabili e la prova è finita con una classifica piuttosto corposa. Alcuni tra i migliori sono purtroppo incappati in errori e non vi compaiono.
Sarebbe ripetitivo ricordarli tutti o imbarazzante trascurane qualcuno per cui vi rimando alla lettura delle relazioni dei carnet anche per avere un miglior sensazione della cronologia della prova e del suo andamento.
Descriverò, per quel che riesco a fare, il 15° turno della seconda giornata che ha portato in campo Clastidium Veron e Emilia di Montale Rangone.
Siamo quasi al termine della seconda giornata di campionato, oggi le cose stanno andando meglio, abbiamo tre cani in carnet col punto assegnato e qualche rammarico per qualcuno che ha sprecato l’occasione. Ci manca un turno, poi ancora qualche completamento da svolgere e siamo alla ricerca di un terreno ancora non battuto. Stiamo costeggiando in carovana una immensa piana in parte già esplorata la mattina quando il vento spirava in direzione opposta, ora non ricordo se avevamo trovato starne.
Ives Tastet mi fa un cenno di interrogazione come dire, proviamo qui?
La piana dalla prospettiva dove siamo è immensa, limitata dal lato opposto da una serie di case cintate che bordeggiano una strada. Il terreno è frazionato dalle coltivazioni di un grano appena verde e da una gran parte di arati vecchi e spruzzati di qualche erba che ne rendono soffice il fondo. Il vento non è perfettamente perpendicolare ma leggero e costante. Perché no?
Scendiamo e ci piazziamo, Tastet a sinistra, Dule a destra. Arrivano i concorrenti, Rudi Lombardi e Stefano Girandola si avvicinano senza una parola.
Uno sguardo all’orologio, potete sganciare.
Si dice spesso, questo è il miglior turno da Grande cerca che ho visto, si dice ogni volta così perché c’è n’è sempre uno successivo altrettanto bello.
Già dalla partenza mi rendo conto che è uno di quelli, un turno da campionato.
Solo alla fine sapremo che su quell’immenso terreno erano presenti due coppie di starne. Come trovarle, così come le hanno trovate, ce l’hanno insegnato Emilia e Veron.
Bevendosi tutto quello spazio senza mai lasciare il vento, traversando i coltivi e gli arati come avessero una vela a guidarli, scambiandosi il terreno in un impeccabile lavoro di coppia, raggiungendo gli estremi del lato e riprendendo sicuri e ancor più carichi di passione. Senza mai un colpo di fischio, sia per richiamarli, né per incitarli. Un lacet, due, tre. Veron con qualche temerario strappo in avanti, Emilia giusta nel progredire e più attaccata al nostro incedere. Quattro lacet, cinque. Uno a destra, l’altro a sinistra ritrovandoli al termine di giravolte coraggiose sempre davanti a me. Sei lacet. Provate a contare i passi e quanto sono lunghi dieci minuti. Uno sguardo all’orologio, le case di fronte si avvicinano, un pensiero che angoscia, non ci sono starne.
Poi, tutto assieme si materializza la speranza.
Veron rinviene da sinistra e punta sulla direttrice di un orto cintato. Emilia mi passa davanti e si indirizza dal lato opposto, la seguo per un po’, poi la affido a Tastet. Veron bordeggia la recinzione metallica, dietro c’è un vecchio che guarda, quando gli arriva di fronte esplode, è fermo, accorro dietro a Lombardi, s’invola una coppia che sbatte quasi sulla rete poi la supera di slancio. Veron, sorpreso, fa il dawn, Lombardi spara. Nello stesso istante sento gridare… punto!… e mi volgo, vedo prima accorrere Tastet, dietro a Girandola che accorre, in fondo un macchia lontanissima, Emilia è in ferma, la raggiungono, si muove, prosegue, sento il colpo, le starne le avrà viste Tastet, spero.
Le ha viste. Erano le uniche due coppie su qualche centinaio di ettari.
 
E’ venuto facile stilare la classifica, abbiamo argomentato il giusto per attribuire le qualifiche.
Nessun dubbio di aver avuto in campo, per tutti e due i giorni, lo spirito del pointer nella sua più completa essenza, di averlo visto degnamente rappresentato da un alto numero di concorrenti, di averlo visto superare alla sua maniere le condizioni più crude.
Sempre risoluto combattente, talvolta sfortunato ma mai piegato dalle difficoltà.

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