Una «bibliografia» è una raccolta dei titoli e delle descrizioni, generalmente ordinata in forma alfabetica, delle opere fino al momento apparse relativamente ad un certo argomento.Nel nostro si tratta di bibliografie che riportano i libri apparsi nei secoli e di natura cinegetica, frequentemente associata ad argomenti di pesca e natura.Nel caso che i dati del libro (anno di prima edizione, Editore, numero delle pagine e dei fogli non numerati, numero delle illustrazioni in e fuori testo) debbano essere citati, si usa nominare il numero della pagina (le opere non sono numerate nell’elenco delle bibliografie) in cui appaiono. Per esempio, per citare il libro «Il pointer e i suoi predecessori» di W. Arkwrigt, descritto nella bibliografia italiana del Ceresoli, si dovrà scrivere «cfr. Ceresoli 56» dove 56 è il numero della pagina.Ogni testo bibliografico considera come prima edizione, in gergo «edizione originale», la prima apparsa nel lingua del Paese dell’Autore della bibliografia medesima: così, per proseguire nell’esempio de «Il pointer e i suoi predecessori», il Ceresoli considera come prima edizione quella italiana del 1934 a cura delle Edizioni Diana mentre il libro era uscito a Londra nel 1902 presso l’Editore Humphrey.Le vere bibliografie, intendo quelle di opere venatorie e cinotecniche, sono generalmente apparse verso la fine dell’ottocento, cioè allorquando si sentì la necessità, da parte di studiosi e bibliofili, di un simile strumento.Sono anche censite come «bibliografie» opere di carattere cinotecnico venatorio che riportino in appendice o come singolo capitolo elenchi di opere di quel tipo. Di seguito cito le più comuni abbreviazioni che si possono trovare su una bibliografia:
Come detto le bibliografie italiane su argomento cinegetico sono poche: è cosa triste a dirsi ma – escludendo quella, bellissima, del Ceresoli - è proprio così.D’altra parte nel nostro Paese tutta la tradizione venatoria è abbastanza recente: non abbiamo avuto secoli di «vénérie» (salvo qualche sporadico esempio), le grandi razze di cani da ferma e da seguita hanno origini non italiche e, si può dire, tutto da noi è cominciato un po’ più tardi.E’ sufficiente constatare come la moderna cinofilia italiana si sia sviluppata alla fine del 1800 con il basilare aiuto di Ferdinand Delor de Ferrobouc, francese, che venne ad abitare nel milanese e promosse una moltitudine di iniziative: allevò grandi soggetti, promosse la fondazione del nostro Kennel Club, scrisse libri fondamentali e fondò e collaborò a molte riviste. Simile è il caso di Arturo Renault, fondatore della rivista «Diana» nel 1906 e autore di pregevoli opere letterarie: anche lui era francese e collaborava alla mitica «la chasse illustre», il miglior periodico venatorio di quel Paese.Mancavano le radici e anche un po’ quelle cose che Jean Thiebaud, estensore della migliore bibliografia di opere francesi e non solo, diceva nella sua introduzione.Traduco liberamente la frase che mi ha colpito: «i libri sulla caccia sono forse tra le opere più da amatori e che hanno prodotto il maggior numero di collezionisti appassionati. Le ragioni sono molto semplici da capire: la principale è che la passione per la caccia, che è forte e viva, viene ad aggiungersi a quella dell’amore per i libri, che non le è di meno».Proprio…come da noi!
Come detto in altra parte, il bisogno da parte dei bibliofili appassionati di caccia –nelle sue diverse espressioni- cani, falconeria ecc. si fece dapprima sentire in Francia, verso la metà del 1800. Il materiale francese era a quel tempo già numerosissimo e la qualità dei libri pubblicati nei secoli precedenti non poteva non attirare l’interesse intellettuale di molti. Tralasciando molti altri contributi di catalogazioni di libri a carattere venatorio, mi limiterò a citare i più importanti per noi, cioè quelli ancora oggi di utile conservazione, il Souhart e i tre volumi del Thiébaud, Mouchon e Kaps: il primo copre il periodo fino al 1934, il secondo –stampato con molta modestia come «supplemento» del precedente- copre il periodo 1934- 1953 ed il terzo va dal 1954 al 1998. Conosco personalmente Alain Kaps, estensore dell’ultima bibliografia francese sulle opere di caccia: è persona squisita, anche appassionata di fermodellismo, è più volte, con grande pazienza, mi ha aiutato a risolvere dei dubbi a proposito di opere francesi.
"ecco l'immagine del bel libro di Pietro Gori: al suo interno alcune pagine sono riservate alla citazione di importanti testi cinegetici"
"ecco il libro du Luigi Ugolini che descrive un bel numero di testi venatori: piccola ma utile bibliografia"
"ecco l'opera di Adriano Ceresoli, di gran lunga la migliore delle bibilografie italiane: questa è la seconda edizione, tirata nel 2002 -a distanza di tretatre anni dalla prima- dall'Editore Forni di Bologna. E' di assoluto riferimento per i cultori del libro di ambito cinegetico”
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